martedì 4 maggio 2010

passavo per caso


Eh già passavo per caso, non ricordavo nemmeno la password, ho dovuto fare vari tentativi!
Il fatto è che sono un curioso.
E questo, a volte porta guai.
Che ci posso fare, sono attratto da un luccichio, come una gazza ladra, ladrissima.
Come quando tanti anni fa, da ragazzino, mi svegliavo all'alba, magari dopo una sbronza con gli amici, lassù sulle mie montagne. E mi arrampicavo per boschi ripidissimi, fra l'erba bagnata, con gli scarponi di cuoio, i pantaloni infradiciati fino alla coscia. Chino fra i rami più bassi, sotto gli abeti, con il cappello di feltro grigio, annusavo quei mattini. Odore netto e persistente di funghi, di bosco, di felci, di resina. Mi fermavo a riprendere fiato. E guardavo tutt'attorno, cercavo d'indovinare, fra le foglie e le ombre e i colori ingannevoli. Sentivo più forte di tutto, il cuore pulsare. Fra le tempie, un rimbombo attutito nella testa.
Poi di d'improvviso lo vedevo, ecco che bel tuffo al cuore, lassù. Fra quei mirtilli la testa lucida e luccicante. Mi buttavo a capofitto, fra rami in faccia e fili di ragno tessuti nella notte, fra i capelli, incespicavo, scivolavo. Risalivo quel pezzo di china. Poi mi inginocchiavo.
Sentivo l'umidità del terreno passare attraverso il tessuto, rinfrescare le ginocchia. Pulivo con gran cura tutt'attorno a quel bel porcino fresco, i rametti, gli aghi d'abete, qualche lumachina.
Poi mi rialzavo e accendevo una sigaretta. La fumavo a gurdia del primo bel porcino di giornata.
Lo raccoglievo solo dopo. Poi ricalcavo bene il cappello e ripartivo. Avrei attraversato ancora numerosi rii,e ruscelli, e paludi, salendo fin dove il bosco dirada. Dove solo i larici fanno confine. Fra il bosco e i prati di sopra, che oramai siamo proprio al confine. Fra combriccole caracollanti di mucche, manze perlopiù, o primipare con il vitellino. Le austriache simmenthal, pezzate bianche e marrone. Le nostre, più magre e grigie, bruno alpine.
Ecco tu anonimo che mi hai scritto due righe, hai suscitato in me il bisogno di salire un pezzetto e andare a vedere fra i colori ingannevoli.
Perchè sai, il più delle volte, il porcino non c'era. Era un miraggio, semplicemente uno scherzo di luce. Ma mi faceva correre eccome. A volte è una gran delusione, a volte una piccola delusione. Ma la sorpresa della scoperta, o dell'illusione, dà un'emozione impagabile.
Io vorrei sapere chi sei, tu anonimo. E non so chi tu sia. Perlomeno so chi non sei. Scrivimi due righe. Se non vuoi non pubblico il commento.

1 commenti:

ilpunitoredisestesso ha detto...

Eccomi,
scrivi bene, ti si legge bene, di moda direi.
Ma non è per questo che ti ho letto. L'ho fatto perchè sei uno degli anelli della mia catena di eventi , gli eventi della vita che rotola come una palla e che mi ha portato verso il tuo blog.

Ci accomuna il volo, per esempio. Io l'ho fatto in diverse salse, da quelle molto serie (istituzionali) a quelle che(per così dire) oggi mi danno il pane ma che tuttavia, rappresentano un'ambiente ostile, inadatto alla mia indole, al quale non so adattarmi.

Ti ho letto perchè qualcuno lo faceva prima di me ed eri un suo favorito, così, per curiosità, ti ho visitato. Questo qualcuno continua ad essere il fulcro dei miei pensieri, l'unico riferimento sentimentale.
Purtroppo, ho fatto del male a questo qualcuno, ed allora, come un'anima in pena, per il contrappasso, vago in cerca di non so che cosa, nella sua scia, nel ricordo e nell'immagine di lei senza mai raggiungerla.
Dannato, peggio, ignavo.